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Intervista a Matteo Carbone, National Representative di ESN Italia per il 2020, al suo secondo mandato consecutivo e riconfermato all’unanimità alla IV AG del 2019, tenutasi a Siena. 

Matteo, a suo dire, tipico IT guy, è riuscito a conquistare tutto il Network con la sua semplicità, fermezza e costanza. Una apparente timidezza che nasconde un mondo dietro, una rara delicatezza di pensiero e tanti silenzi rumorosi, perché lui, ha sempre le idee e gli obiettivi chiari. 

Ciao Matteo, raccontaci un po’ di te. 

Sono Matteo Carbone, laureato magistrale in Ingegneria Informatica. L’informatica è la mia passione da quando avevo sei anni. Sarei anche voluto diventare astronauta o archeologo, tant’è che ho partecipato a un Open Day proprio relativo a quest’ultimo argomento ma quando scoprii che fare l’archeologo non significava essere come Indiana Jones, allora decisi di dedicarmi interamente all’informatica. Fin da piccolo ho avuto una passione per i videogiochi, mi piaceva giocarci ma volevo capire cosa ci fosse sotto, come funzionassero le dinamiche e, assolutamente, volevo crearne uno. Nel passato, infatti, ho realizzato anche dei piccoli videogiochi. Proprio per questo, ho deciso, alle superiori, di frequentare l’Istituto tecnico: volevo sporcarmi le mani. 

Come ti sei avvicinato al mondo di ESN? 

Tornato dall’Erasmus ho partecipato al classico aperitivo di Welcome Back organizzato da ESN Modena e ne ero venuto a conoscenza tramite una mail da parte dell’Università. Ho conosciuto delle persone molto belle con un’idea molto diversa da quella che mi aspettavo di ESN. Dopo tre mesi di partecipazione, non volevo neanche inviare la mail per diventare socio attivo perché mi accontentavo di quello che l’esperienza ESNica mi stava dando fino a quel momento. Tutto cambiò al primo Incontro Culturale Erasmus (ICE), un ICE che feci da newbie e che mi appassionò a tal punto da diventare Communication Manager una settimana dopo, fino a ricoprire, in seguito, anche le cariche di Vicepresidente e Rappresentante Locale. Quando decisi di candidarmi, la Sezione mi ha dato supporto e fiducia, li ho sentiti molto vicini durante tutto il periodo.  

Sei il creatore di Papaya, sistema di matching ESNico, che ha rivoluzionato il Buddy, Pickup e Language Tandem System di tutta ESN. Come è nata Papaya? 

L’idea è nata per aumentare l’efficienza e supportare i vicepresidenti. Per il Buddy System mi ritrovavo a lavorare con Google Form per effettuare i vari match tra i nostri volontari e gli Erasmus incoming. Capivo che questo sistema ormai non bastava più, serviva fare qualcosa in più. Durante un capodanno a Varsavia mi ammalai e quindi, costretto a stare in casa, presi il mio amato computer e iniziai a dare vita a questa idea, un’idea che si concretizzò in Papaya. In una settimana buttai giù le basi. 

Ma ti fermi mai?

Faccio fatica a fermarmi, sono sempre stato abituato a fare tante cose, a viaggiare, a tenermi sempre occupato. 

Come mai, nel 2018, hai deciso di candidarti per la prima volta come National Representative di ESN Italia, nonostante magari il tuo background fosse più di tipo informatico? 

Il tutto nasce dall’ Erasmus che ho svolto durante l’ultimo anno della laurea magistrale in Svezia. Scelsi la Svezia proprio perché sarebbe stata una sfida a livello personale: conoscevo l’inglese a livello scolastico e quello tecnico della programmazione ma mi mancava la conoscenza dell’inglese quello reale, quello vissuto, quello che apprendi solo vivendo in un paese dove lo parlano. Nella mia esperienza in ESN a livello locale ho ricoperto varie cariche: Communication Manager, Vicepresidente e Rappresentante Locale, ho sempre cercato di fare qualcosa di diverso dal mio lavoro quotidiano. Anche grazie a Papaya ho avuto la possibilità di interfacciarmi con la realtà internazionale sin da subito: National Platform estere, presentazioni e ho seguito la ESNreview in tutto il suo processo da vicino. È stato un grande anno, ho avuto la possibilità di uscire dalla mia comfort zone, sono cambiato tanto e mi è piaciuto molto. Speriamo che anche quest'anno, nonostante le difficoltà iniziali dovute alla pandemia, possa sorprendermi. 

Sono il tipico IT guy: sono una persona non troppo espansiva, molto introspettiva e analitica. Grazie ad ESN e al ruolo di NR ho imparato ad aprirmi più velocemente, a capire e sapermi relazionare con le differenze culturali, le diverse prospettive, le diverse età: mi sono ritrovato a gestire delle situazioni che non avrei mai pensato di dover gestire. In CNR (Council of National Representatives - ndr), ad esempio, entri in contatto con dinamiche e prospettive nuove, dall’altro lato impari anche a interfacciarti con il network di ESN Italia, rappresentarli, farli sentire rappresentati e comunicare con loro. 

Come riesci a gestire sia il lavoro, ricordiamo che sei Head of R&D di un’azienda che si occupa di app e servizi cloud, e la vita frenetica ed esigente di ESN? 

Ho sempre fatto tantissime cose, mi sono sempre tenuto impegnato. Ho iniziato a lavorare nella compagnia attuale da quando ho iniziato l’università, inizialmente con un part time, affinché riuscissi a gestire in maniera proficua entrambe. Mi piace molto fare tante cose e se voglio fare tutto, e farlo bene, l’unico modo è così, tanta organizzazione e, poi, sono un grande fan della produttività. La pazienza è uno dei miei pochi pregi.  

Su quest'ultima affermazione tante persone non sarebbero d’accordo e lo sai. Uno dei momenti migliori a livello nazionale ed internazionale che ti va di condividere con noi? 

A livello nazionale, indubbiamente, la prima candidatura nazionale: le elezioni, l’adrenalina, il carico di energia che ho vissuto e che ho assaporato durante tutta l’assemblea. Indimenticabili sono anche gli eventi nei quali ho condotto i delegati italiani, persone che ho formato per mesi e assieme alle quali sono cresciuto anche io.. AGM Thessaloniki e SWEP Malaga. 

A livello internazionale, invece, mi sono piaciuti molto tutti i CNR: il confronto, i progetti successivi, il senso di appagamento nel far parte dei processi decisionali della Generazione Erasmus. Siamo un Paese grande, sono riuscito a crearmi una buona credibilità: tutto questo ti fa sentire molto apprezzato. 

Cosa vorresti lasciare ad ESN Italia, alla conclusione di questi due anni come NR? 

Vorrei lasciare in generale il senso di internazionalità. Mi piacerebbe che il network italiano avesse questa marcia in più: siamo un network fortissimo ma dovremmo diventare più internazionali. Vorrei lasciare una strada aperta verso un’internazionalizzazione ancora maggiore. 

Fun facts about you? 

Non mi piace guidare, preferisco spostarmi con i mezzi pubblici. Quando guidi puoi fare solo quello, ti devi concentrare solo su quello, tempo che potresti occupare facendo altro. Il mio sogno è avere un autista. 

Uno dei miei mantra è SOS ... ma a volte cado anche io in tentazione. 

Un aggettivo per descrivere i tuoi compagni d’avventura per questo 2020?

Giovanni Telesca: premuroso;

Nadia Sellami: radiosa (soffice);

Francesco Marinelli: pragmatico;

Francesco Ferraro: gagliardo;

Egi Ivanaj: virtuosa;

Giovanni D’Amico: genuino.

 

Eleonora B.